IL GALLEGGIAMENTO
Per il principio di Archimede, ogni corpo immerso in un liquido riceve una spinta diretta dal basso verso l'alto che è pari al peso del volume di liquido spostato. Tale spinta è dovuta alla presenza del liquido ed è detta "spinta idrostatica".
In realtà il principio di Archimede è valido per tutti i corpi che sono immersi in un fluido. Ciò significa che tale principio si applica tanto ai corpi immersi in un liquido, come ad esempio le imbarcazioni, quanto ai corpi immersi in un gas, come ad esempio i dirigibili.
Pertanto, un corpo galleggia quando la spinta idrostatica che agisce su di esso uguaglia la sua forza peso. Un corpo, invece, si immerge quando la spinta idrostatica risulta minore della forza peso. Sia la forza peso che la spinta idrostatica agiscono infatti in direzione verticale, ma mentre la spinta idrostatica agisce dal basso verso l'alto, la forza peso, invece, agisce dall'alto verso il basso.
Quando un'imbarcazione aumenta il suo peso, cosa che succede, ad esempio, quando salgono i passeggeri, il suo scafo, cioè quella struttura che costituisce il "guscio" esterno dell'imbarcazione, incrementa il "pescaggio". In altre parole, la sua carena, cioè la parte immersa dello scafo, "disloca", ossia sposta, un maggiore volume di acqua ed aumenta, in tal modo, la spinta idrostatica fino a stabilire un nuovo equilibrio tra spinta idrostatica e forza peso. Quindi, un'imbarcazione che galleggia "disloca" una quantità di acqua pari al peso dell'imbarcazione stessa.
La forza peso può considerarsi applicata in un punto, detto centro di gravità o "baricentro". La spinta idrostatica è anche essa una forza e può considerarsi applicata in un punto, detto centro di spinta o "centro di carena".
La carena viene detta anche "opera viva", perché ad essa si deve il principale contributo al galleggiamento. La parte al di sopra della linea di galleggiamento, che, per avere un'idea, definisce il confine tra acqua ed aria, è detta, invece, "opera morta".
La "lunghezza al galleggiamento" è quella lunghezza compresa tra le perpendicolari al galleggiamento che si trovano a prora, la parte anteriore dell'imbarcazione, e a poppa, la parte posteriore. La lunghezza al galleggiamento non va confusa con la "lunghezza fuori tutto", che corrisponde invece alla lunghezza massima complessiva dello scafo.
La "riserva di spinta" è proporzionale al "bordo libero" dello scafo, ossia la distanza tra la linea di galleggiamento e la coperta. Più precisamente, la riserva di spinta è data dalla differenza tra la spinta totale dovuta al volume dello scafo e quella generata dal volume della carena in condizioni di pieno carico. Si potrebbe dire che la riserva di spinta sia la capacità di uno scafo di imbarcare "peso" senza affondare.
La riserva di spinta non va comunque confusa con la "capacità di carico" di un'imbarcazione, che consiste, invece, nella sua "portata".
Per "dislocamento" si intende il peso dello scafo espresso in tonnellate, mentre per "stazza" si intende il volume di uno scafo che è destinato all'impiego mercantile. La stazza è una misura che si usa solo per fini commerciali e non bisogna lasciarsi ingannare dal fatto che sia espressa in "ton", perché, in realtà, un ton di stazza fa riferimento ad un volume di 2,83 metri cubi.
Per "stazza lorda" si intende il volume complessivo dello scafo, mentre per "stazza netta" si intende il volume utile per il carico e i passeggeri.